Insegnamento della Lettura e Scrittura Musicale attraverso il Racconto
Introduzione al Micrologus
È pensiero ricorrente quando si intraprende un percorso psicologico o di crescita personale parlare in continuazione di quel “Bambino Interiore” che abbiamo perso con la crescita, quel piccolo mostriciattolo, lo definisco io, che non fa altro che romperci i coglioni — Oh! Chiedo scusa, ma è inevitabile per me dire quel che provo al pane pane e al vino vino — E sì, rompe, rompe e rompe, prima, durante e dopo ogni evento e decisione, quasi fosse una purga mentale che ti fa puzzare di rigurgito, piscio e merda. Proprio come i bambini. Peccato che siamo già adulti e di certo non abbiamo più bisogno di andare a piagnucolare dalla mamma.
E che ne so? Sarò strana, diabolica, come ben mi definisce il mio nome, ma io non ho cercato nessun bambino, ne ho trovato uno strada facendo, questo sì. Se è mio o di qualcun altro non saprei, so solo che volevo mangiarmelo per festeggiare il giorno del mio compleanno.
Non sono mai andata d’accordo con i bambini, non so cosa farci se sono nata adulta e vecchia, irascibile ai capricci, proprio perché io, contrariamente agli altri bambini, non ne ho mai fatto. Anche volendo, non avrei potuto mettermi a fare delle sceneggiate. A quale scopo? Con chi? Forse, dico forse, ho pianto solo alla nascita, per fame sicuramente. Uno spreco inutile di energie, nessuno mi diede ascolto e imparai subito l’arte di arrangiarmi e del chi fa da sé fa per tre.
Ora bene, ad un certo punto, chissà, forse per quel che chiamano coscienza, quella specie di senso di colpa che ti fa distorcere la propria natura, quella vocina egoistica che si insinua nella mente, quel tormentone di dubbio — farò bene, farò male — opera proprio di questo cazzo — perdon — di bambino interiore, o il suo sorriso, che maleficamente ti smonta dall’eseguire atti cruenti, chi lo sa per quale malefico sortilegio ebbi un ripensamento? E maledizione a me! Mi sentii la Tata Diavola più realizzata di questo mondo. E mi dissi: ecco dove sta questa “benedetta crescita del bambino interiore”.
Ed è così, amici miei, che inizia il mio racconto Micrologus… preparando il pranzo!!!
Micrologus Musicale per l’Infanzia
Insegnamento della Lettura e Scrittura Musicale attraverso il Racconto
1
C’era una volta un bambino del quale nessuno sapeva della sua esistenza. Una donna anziana dal naso a mo’ di patata con le radici e la schiena curva, che abitava in un bosco sperduto nella foresta, mentre andava a fare provviste di legna, lo trovò in un cestino di vimini coperto dalla paglia e segretamente, senza avvertire nessuno, nascondendolo nel suo carretto, lo portò via con sé.
<<Bene! Bene! Stasera finalmente mangerò un po’ di carne fresca e tenera!>> farfugliava di quanta acquolina aveva in bocca l’anziana signora di ritorno a casa.
<<Cosa? Cosa? Ti ho sentito sai, vecchiaccia malefica? Ridammi il bimbo!>> si sentì gridare da non molto lontano, una cicogna.
<<Va via! Sparisci, brutto uccellaccio dal becco lungo se non vuoi che ti lasci senza una piuma! E poi, voglio vedere come fai a volare! Cosa te ne fai tu del bimbo? Ma ora che ci penso, due coscette al forno e un po’ di brodo di cicogna sarebbero l’ideale per festeggiare il pranzo di domani… è il mio compleanno!>> gridava l’anziana intanto che lanciava in aria delle pietre per colpire la cicogna.
<<Ho avuto l’incarico di portare questo neonato ad Arezzo dai suoi genitori. Lo stanno aspettando con gioia e vogliono chiamarlo Guido. Non posso mancare al mio compito di portare in famiglia il piccolo, faccio la cicogna, come tutte le cicogne, capisci? L’ho solo appoggiato nell’erba perché avevo paura che cadesse dall’albero dove cercavo di riposarmi un pochino! Sai? Arezzo è molto molto lontano e sono vecchia anch’io, ultimamente mi mancano un po’ le forze. Comunque, non fare più la furba e ridammi il bimbo!>> rispose quasi senza fiato la povera cicogna.
<<Vieni! Vieni a prendertelo se hai il coraggio!>> minacciava l’anziana mentre senza farsi accorgere dalla cicogna si nascondeva sotto il lurido grembiule un tocco di legna.
<<Certo che ho il coraggio! Non posso mancare al mio compito, all’arrembaggio!>> e fiduciosa, con tutto il suo buon cuore da cicogna si lanciò per riprendersi il bimbo col suo enorme becco.
Ma ahimè! Non appena si soffermò un secondo per afferrare bene le maniglie del cestino, la brutta vecchiaccia tirando fuori il legno nascosto nel grembiule, brutalmente, in un colpo solo, le spezzò un’ala. E mentre la povera cicogna perdeva l’equilibrio rovesciando inevitabilmente il cestino, l’anziana afferrò al volo il neonato.
<<Non lo mangiare! Non essere scema!>> gridava la cicogna che sbattendo maldestramente le ali tra i rami degli alberi era riuscita ad allontanarsi.
<<Scema io? Ma va! Sparisci! Sparisci!>> ridacchiava la vecchia mentre sbavava rabbiosa.
<<Se lo lasci crescere diventerà un bimbo forte e ti aiuterà quando sarai ancora più vecchia! Se lo uccidi, resterai a perire nel freddo inverno quando non potrai più trasportare la legna né farti da mangiare e ancor meno occuparti delle tue galline e caprette, né difenderti dalle volpi né dai lupi! Pensaci! Un ragazzo forte e robusto a tuo servizio!>> insisteva la cicogna ormai rassegnata a non poter riprendere Guido e spiccare il volo per portarlo ad Arezzo dalla sua famiglia.
<<Meglio un giorno da leoni che una vita da tontolona a dare ascolto alle stupidaggini di una cicogna come te! Comunque aspetterò al pranzo di domani. Te l’ho detto, è il mio compleanno e voglio festeggiare alla grande! Però se niente niente lo sento piangere e non mi lascia dormire lo metto subito in pentola e che sia finita!>> infierì l’anziana.
<<Ma Guido è un bimbo bravissimo! Come tutti i bimbi che portano un amuleto non ha mai pianto né si è sentito male durante il viaggio! Basta che le dai un po’ di latte, lo copri bene nella paglia pulita e gli canti una ninna-nanna. Vedrai, non ti disturberà! E poi è sempre così gioviale e sorridente. Un po’ di allegra compagnia e di calore umano in questa tua vita solitaria sarebbe una Benedizione del Cielo, non credi?>> insisteva la cicogna.
<<Ah! Ah! Ah! Che ridere! Cantargli una ninna-nanna… Nato con un amuleto… lo venderò al mercato alla prima occasione, magari a qualche stregone! Sparisci! Sparisci, brutta bestiaccia pennuta!>> e così dicendo, indispettita, ma pensierosa, l’anziana signora dal naso a patata si allontanò verso casa sua con la pesante carretta mentre vi sistemava il cestino col bimbo e raccoglieva strada facendo abbondante paglia pulita.
